IL CIBO E’ ARTE di Paola Assunta Buccarella

Che cosa faremmo se scoprissimo il vero motivo della nostra goliardica tendenza a divorare letteralmente un dolce al cioccolato o a buttarci su un bel piatto di pasta quando torniamo a casa la sera stanchi dal lavoro? Correremmo certamente ai ripari e non staremmo lì ad essere divorati dai nostri sensi di colpa per aver commesso “il fatto”.
Noi ci rendiamo perfettamente conto che il cibo è SOPRAVVIVENZA, che rappresenta la nostra fonte di nutrimento, ma il cibo non è solo questo, è prima di tutto VITA, ARTE, CREATIVITA’, è il nostro target nel mondo. “Dimmi quello che mangi e ti dirò chi sei!” disse qualcuno.
Ma questo secondo meraviglioso aspetto del cibo tendiamo a tenerlo nascosto, a soffocarlo. Non sentendoci liberi di sviluppare le nostre abilità, non riuscendo a volare, utilizziamo il cibo solo come una valvola di sfogo: è, in fondo, la forma più pratica, semplice ed immediata, sempre a portata di mano. Da qui la convinzione che le caratteristiche “abbuffate” con qualsiasi cosa ci capiti a tiro purché sia commestibile e di gradevole aspetto, possano alleviare la nostra tristezza, la nostra frustrazione ed essere il nostro strumento di rivalsa sul mondo. Per un attimo pensiamo di aver raggiunto la felicità, di aver trovato il modo giusto per dire al mondo “IO esisto” . Illusione di breve durata. “Nooo! Sono di nuovo sola e triste, ho di nuovo addosso tutto il peso del mio fardello, tutti i miei problemi sono ancora là, il mondo torna ad opprimermi. Che cosa posso fare?” Eccola la soluzione, è sempre lì a portata di mano: il cibo. E’ l’ennesima “abbuffata”, poi ritorna il senso di vuoto, e così via, in un circolo vizioso da cui risulta difficile uscire.
Sì, difficile ma non impossibile!
Fermiamoci un attimo! STOP! Blocchiamo, anche solo per un attimo, la nostra mente sempre in movimento e concentriamoci su noi stessi. D’accordo, non sono perfetto/a anche se vorrei esserlo, faccio un lavoro che mi piace ma da cui non ricevo adeguati riconoscimenti, non trovo il tempo da dedicare a me stesso/a, è solo lavoro, marito, moglie, figli, impegni. Tutto vero, ma dimentico la cosa più importante di tutte: “IO ci sono, occupo un posto nel mondo, non solo esisto, ma sono prima di tutto una persona VIVA”.
Il mio corpo vive in costante attesa di essere ricompensato per tutte le volte che è stato martoriato, che è stato costretto ad andare contro le sue naturali esigenze. Ritorniamo ad ascoltarlo! L’ascolto è una capacità insita in noi stessi, dobbiamo solo recuperarla. Ci sono tanti modi per farlo, ma tutti hanno un denominatore comune: dar libero sfogo alla nostra CREATIVITA’!
In che modo? Prima di tutto iniziamo a costruire un rapporto più equilibrato con la prima nostra fonte di ispirazione creativa: il cibo. Ascoltiamoci, ascoltiamo la Vita che ci parla. Non rimarremo delusi.

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