DANZA E MEDICINA: NON SONO POI COSI’ LONTANE! di Paola Assunta Buccarella

Cosa succederebbe ad una persona che si trovasse a dover vestire, contemporaneamente, i panni di un medico e di una danzatrice?

Alla sottoscritta, medico internista ed omeopata, nonché danzatrice per passione da tanti anni, è accaduto proprio questo! Durante uno spettacolo di danze orientali (egiziane, rom, tribali), esattamente il 16 giugno 2012 alle ore 21 al Teatro Sala Umberto di Roma, io e le mie care amiche ballerine stavamo proponendo la nostra performance e ci stavamo divertendo alla grande, quando, ad un tratto, PANICO! La musica si interrompe, il sipario si chiude. Un pensiero collettivo trafigge le nostre menti: “stavamo davvero facendo così tanta pena?”

Giusto un attimo! Ecco che dalla platea si alza una voce: “un MEDICO! Una donna del pubblico si è sentita male”! Il tempo di realizzare la notizia ed eccomi volare giù dal palco a prestare soccorso. Poco importa che fossi in abiti da scena, dovevo sincerarmi dello stato di salute di quella signora. Fortunatamente si era trattato solo di un calo pressorio, dovuto all’assunzione di un farmaco anti-ipertensivo ed al fatto che non aveva mangiato ancora nulla. La signora si è ripresa, lo spettacolo si è concluso.

Che strane sensazioni ho vissuto in quei momenti! Un attimo prima ero sul palco in veste di danzatrice, un attimo dopo ero tra il pubblico in veste di medico a soccorrere quella donna. Poi nuovamente sul palco a terminare la mia danza.

Al solo pensiero, questo avvenimento mi commuove e mi fa capire quanto arte e medicina siano in realtà le due differenti facce di una stessa medaglia, che si esprimono entrambe in un unico soggetto: me stessa!

Ricordo la frase di un poeta francese Émile Deschamps:

La medicina è un’arte che esercitiamo in attesa di scoprirla

E di scoperta si è trattato! Una meravigliosa scoperta!

Ho sempre pensato che stavo percorrendo contemporaneamente due strade, quella della danza e quella della medicina, che si trattasse di due “passioni” senza alcun collegamento tra loro; in effetti, quando ho iniziato a frequentare la facoltà di medicina ho iniziato anche a danzare.

In un attimo ho realizzato il mio errore: l’amore per la danza ha sempre dato supporto alla mia anima ogni volta che vestivo i panni di medico e la mia passione per la medicina la riversavo continuamente tutte le volte che danzavo.

Solo ora mi rendo conto di ciò che ho sempre saputo: ho scoperto l’importanza della mia professione come medico quando ho scoperto l’importanza che la danza aveva per me come donna, ed ogni giorno sono entrambe, per me, una nuova e costante fonte di ispirazione.

Quale miglior esempio di logos e sentimento, maschile e femminile, equilibrio di opposti, di lupo e farfalla…

Ecco allora la mia conclusione: possiamo fare del nostro lavoro un’arte, qualunque esso sia, se solo impariamo a tirar fuori la creatività che abbiamo dentro, i nostri sentimenti e le nostre emozioni.

Si può essere artisti anche quando ci si alza presto la mattina per andare a fare il netturbino o la segretaria, ciò che conta è trovare lo spazio nella nostra vita per coltivare l’artista che c’è in noi, che sia con la danza, la musica, la scrittura, il canto, la poesia, con i colori……Ed il nostro lavoro ne trarrà sempre nuova linfa vitale, nuova energia, nuova fonte di ispirazione.

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