IMPORTANZA DI MITI, FIABE E FAVOLE di Paola Assunta Buccarella

Ogni fiaba è uno specchio magico che riflette alcuni aspetti del nostro mondo interiore e i passi necessari per la nostra evoluzione dall’immaturità alla maturità

da “Il mondo incantato” di Bruno Bettelheim

Lavorando sul progetto dell’Associazione di educazione e prevenzione dei disturbi alimentari nelle scuole, mi ritrovo a riscoprire l’immenso valore che le fiabe hanno rappresentato per noi quando eravamo ancora dei cuccioli e l’impronta che esse hanno lasciato nella vita di tutti i giorni; è meraviglioso riappropriarsi di questo enorme bagaglio culturale, tanto antico quanto la storia dell’uomo, fonte inesauribile di saggezza.

Le favole sono fondamentali per la nostra crescita personale ed hanno un valore universale perché offrono una risposta, non esplicita ma simbolica, al senso della vita, e comunicano con il nostro io interiore. Hanno una forte connotazione educativa che sostiene sia i bambini che gli adulti a prepararsi al lungo viaggio verso continenti sempre nuovi ed inesplorati: l’infanzia, l’adolescenza, la maturità, la senescenza.

Come ci ha anche giustamente tramandato il grande psicologo Carl Gustav Jung: le favole, così come i miti, gli archetipi ed i sogni sono la forma originaria del linguaggio dell’umanità, e sono quindi in grado di comunicare con gli aspetti più reconditi e oscuri della nostra psiche.

Le fiabe permangono, sono ricordate e raccontate, anche se oggi sono esposte ad un grave pericolo forse l’unico, che sembra comprometterne l’esistenza: tagli, epurazioni, revisioni che trasformano tanta ricchezza fiabesca in storie banali e superficiali, modificandone profondamente anche il senso.

La fiaba cessa di essere educativa se viene trasformata, perché cessa di parlare al nostro universo interiore.

Che cosa è una fiaba?

La fiaba è un genere letterario di origine popolare, un racconto fantastico trasmesso essenzialmente per via orale,  con la presenza di significati allegorici e simbolici profondi. Il termine deriva dal latino “fabula”, e dal volgare “flāba”, che a sua a volta deriva dal verbo “fari”, che significa “dire, narrare”. Non se ne conosce esattamente l’origine.

La fiaba di Cenerentola, ad esempio, sembra sia di origine cinese risalente al 800 a.C. , se ne conosce però anche una versione egizia. È come se la narrazione fiabesca, come anche quella del mito, abbia accompagnato l’uomo fin dagli albori della civiltà, sviluppandosi contemporaneamente nelle diverse parti del globo.

Che cosa sono le favole?

Le favole sono anch’esse dei racconti educativi ma con una morale finale, sono testi scritti, ossia produzioni letterarie legate all’attività di un singolo autore, che per quanto geniale, non eguaglierà mai la genesi “collettiva” delle fiabe.

Ed il mito?

La parola viene dal termine greco “mythos” che in Omero significa “parola, discorso”. In età classica Platone precisò il significato del termine in «racconto intorno a dei, esseri divini, eroi e discese nell’aldilà» ( Repubblica 392a) .

La parola moderna “mito” ha un campo di applicazione assai più ampio e, come la fiaba, incarna la lingua primordiale, eterna, dell’uomo; il suo scopo è quello di spiegare i misteri del mondo, le sue origini, i suoi valori, il senso della vita, di definire le relazioni tra gli dei e gli uomini. In altre parole, è un tentativo di dare delle risposte ai quesiti fondamentali dell’esistenza dell’uomo.

Anche il mito ha una sua funzione educativa: contribuisce ad interiorizzare regole ed a sviluppare una coscienza ed una morale.

Ne parlano ampiamente i grandi uomini della storia, solo per citarne qualcuno:

– Sigmund Freud, che tenta di scoprire il «linguaggio dimenticato» dei miti;

– Carl Gustav Jung, che aveva compreso che l’”anima” si fonda sul mito e, grazie ad esso l’uomo ritrova se stesso.(“The Red Book” – curato da Sonu Shamdasani pubblicato dalla Norton 2009);

– Mircea Eliade, un grande storico delle religioni che, nel suo “Trattato di storia delle religioni”, parla del mito come uno dei «fatti sacri», accanto ai riti, alle forme divine, alle cosmologie, ma il mito possiede anche un valore storico e archetipale universale.

E noi, nel nostro piccolo, cosa possiamo fare? Possiamo riscoprire la bellezza e l’emozione di rileggere le nostre vecchie e care fiabe a figli e nipoti, tuffandoci con loro in questi meravigliosi paesaggi incantati; possiamo divertirci con loro a sfogliare un libro con le storie degli antichi dei dell’olimpo o degli dei egiziani e partecipare attivamente alla rivoluzione dei sentimenti che animano questi personaggi….

Riscopriremmo una piccola parte di noi, sempre presente e attiva, desiderosa di emergere e di ritornare a far parte delle nostre vite.


 “Saremo capaci di “ritrovare il cammino, se lasceremo parlare, senza chiuderle nella gabbia di un qualsiasi schema, le nostre patologie, o i nostri sogni, o le nostre fiabe”

James Hillman

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