L’educazione in Cina: tra rito e sistema di Maria Bava

 

Ci siamo spostati da una zona di Pechino al capo opposto perché li le scuole sono migliori e per far inserire il bambino abbiamo pagato 40.000 RMB…” al mio :” Caspita, è tanto!” la risposta è stata:”Si…ma non abbiamo pagato molto perché conoscevamo…”

Questo breve dialogo, avuto con una cara amica cinese, dà uno spaccato preciso di quella che è oggi la realtà sul piano educativo e non solo, in Cina. Genitori che sacrificano interi stipendi, condizionano la propria vita e spronano incessantemente i propri figli a migliorare e scalare la piramide educativa cinese! Il giornale Zhongguo qingnian bao, nel 2012, ha riportato un dato statistico secondo il quale le famiglie cinesi spendono, in media, oltre il 30% del proprio guadagno per l’istruzione dei figli.

In Cina sono previsti nove anni di scuola obbligatoria, 6 anni di primaria , 3 anni di scuola media seguita da 3 anni di Liceo 15-18. L’esame di ammissione alle Università, o gao kao, determina chi tra gli studenti che hanno appena concluso il liceo potrà accedere all’Università, il corso di laurea che potranno intraprendere e l’istituzione nella quale sarà permesso loro studiare.

1.1 Ritratto esami imperiali

1.1 Ritratto esami imperiali

Studiando in Cina, durante il periodo universitario, ho avuto effettivamente modo di confrontarmi con gli studenti cinesi che mi hanno spiegato quanto il gao kao rappresenti un passaggio determinante nella vita di ogni ragazzo. Viene data moltissima importanza al tipo di Università che si dovrà frequentare è fondamentale che sia rinomata, una mingpai daxue, dovrà essere di altissimo livello per poter garantire non solo un futuro lavorativo florido ma anche la

1.2 Studenti cinesi durante l'esame Gao Kao

1.2 Studenti cinesi durante l’esame Gao Kao

possibilità di coltivare relazioni interpersonali “di un certo spessore”. In Cina è indispensabile, infatti, avere una rete di relazioni interpersonali, guanxi, coltivate in previsione di una loro possibile utilità.

 

 

 

I ragazzi cinesi che ho conosciuto, erano ben lieti di avere contatti con gli occidentali ma a patto che questo significasse poter trarre un qualche beneficio che fosse a livello linguistico o culturale. Lavorando con la Cina da qualche anno ormai mi sono resa conto come in effetti quel modello venga riproposto anche sul piano degli affari. Non ci sono digressioni dall’impegno, gli intenti sono chiari fin dall’inizio, le domande e le risposte devono essere secche, concise ed esaustive. Osservando da un punto di visto più ampio, questo atteggiamento affonda le radici in un percorso storico sociale ben delineato.

Occorre partire dal confucianesimo,ovvero,la filosofia portante della storia cinese.

Il sistema scolastico tradizionale era regolato dal Sistema degli Esami, utilizzato per migliorare la propria posizione lavorativa e sociale, instillò nel pensiero cinese una filosofia che si basava sulla convinzione che la nobiltà e quindi i privilegi non si ottenessero per nascita ma fossero conseguenza del costante sforzo di miglioramento dell’individuo in una società fondata anzitutto sul rispetto dei ruoli.

Durante il periodo Maoista (1949-1976) prevalse l’idea dell’economia pianificata in cui a TOT numero di studenti veniva predestinato un TOT numero di “unità” lavorative.

L’apice dell’appiattimento del sistema maoista fu raggiunto con la Rivoluzione Culturale ( 1966-1976), periodo in cui le università chiusero e il sistema educativo-culturale crollò a picco.

Con Deng Xiaoping (1978-1982)si diede il via al periodo del “Socialismo con caratteristiche cinesi”, l’economia non sarebbe stata più basata sull’autosufficienza ma si trattava di un periodo di apertura economica all’occidente consolidatosi poi con l’ammissione della Cina nel 2001 alla Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO).

Questo passaggio da economia pianificata ad economia aperta ha generato una crescita del reddito pro capite che ha portato ad un aumento considerevole degli iscritti nelle Università.

Possiamo inquadrare la Cina come il paese dove tutto cambia e niente cambia, infatti, dobbiamo tenere presente che l’impostazione seguita è ancora quella di stampo Confuciano.

La Cina di oggi è, fondamentalmente, un mix tra tradizione, cultura comunista e cultura occidentale.

2. Zhuazhou Pesca del Primo Anno-Tradizione già in uso sotto la dinastia di Wei-Jin (220 al 589)

2. Zhuazhou Pesca del Primo Anno-Tradizione già in uso sotto la dinastia di Wei-Jin (220 al 589)

Sul piano educativo si tenta di attuare la modernizzazione alla massima velocità ma non trascurando le tradizioni e i valori della condivisione. Il sistema e il rito si integrano perfettamente. Non appena i bambini compiono il primo anno di età è tradizione far fare loro un gioco chiamato in cinese Zhua zhou , “Pesca del Primo anno”, che consiste nel predisporre degli oggetti da lavoro di fronte al bambino,foto 4 stetoscopi, penne, utensili e scegliendone uno dimostrerà la propria propensione per il futuro lavorativo. La società cinese si aspetta dalle proprie istituzioni prescolastiche, non solo che le tradizioni vengano perpetrate e che venga fornita ai bambini la giusta preparazione per riuscire ad affermarsi nell’economia globalizzata ma, allo stesso tempo, si richiede che i bambini rimangano “cinesi”.

Fin dalla materna i bambini frequentano la scuola a tempo pieno, i programmi prevedono ore di lettura scrittura, aritmetica, cultura generale, una lingua straniera e ore di musica, arte e tecniche di memorizzazione. Sempre dalla scuola materna si educano i bambini al rispetto dell’insegnante, all’autodisciplina. I modelli propedeutici che vengono applicati, si incentrano sul bambino e i suoi spazi come in occidente ma a livello pratico-didattico l’insegnante deve mantenere vivi i valori e i principi della tradizione cinese.

Attualmente, dopo decenni di globalizzazione, la Cina sta sperimentando gli esiti della politica di apertura culturale. Sempre più studenti desiderano fare esperienze all’estero per avere una formazione più completa. Da qualche tempo mi sto occupando dell’organizzazione di attività per bambini e ragazzi cinesi che vengono in Italia nel periodo estivo.

Inizialmente avevo immaginato dei programmi con delle attività ludico-ricreative intervallate magari da qualche ora didattica per l’insegnamento della lingua oppure qualche visita guidata…ma ovviamente pensavo alla maniera occidentale!

Nel proporre i programmi che avevo formulato ho riscontrato una forte tendenza da parte cinese ad indirizzare la mia offerta verso un programma che fosse per lo più didattico in cui l’attività ludica fosse propedeutica alle attività di insegnamento. Le famiglie chiedono che ci siano delle piccole gare per incoraggiare e spronare i propri figli, tutto rigorosamente documentato con fotografie e se possibile con il rilascio di qualche attestato di partecipazione da poter inserire nei curricula dei propri figli…Si ripropone cioè l’approccio ibrido tra cultura tradizionale e quella occidentale che la Cina applica sistematicamente, di cui ci parla Raniero Regni, Professore Ordinario di Pedagogia sociale, nel documento “Il tao della Pedagogia”.

Dall’apertura della Cina all’occidente è sempre stata una grande sfida mantenere la propria identità storica, che sembrerebbe andare perduta nelle megalopoli in cui interi quartieri tradizionali vengono smantellati per lasciare spazio a enormi grattacieli all’occidentale, la moda si adegua sempre più agli standard occidentali, ma a livello educativo mantengono una sistema millenario e inossidabile che preserva l’identità culturale tenendo sempre a mente che “l’uomo si dedica allo studio per il desiderio di trovare la via. Se non la trova nei libri, che la cerchi nel suo spirito. Senza lasciarsi imbrigliare da ciò che è esterno.”1

1Billeter, Lizhi,philosophe maudit, Ginevra 1979

 

Maria Bava- 玛丽亚.巴瓦
Dott.ssa in Lingue e Civiltà Orientali
mob.0039 3208543518
Skype contact: mariabava888
QQ number:2354874113

 

 

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